sabato 5 ottobre 2013

la resa dei Conti, dei Principi e dei Principati

Il 30 settembre 2013 arriva, quasi trapelata, la notizia che a Mattarello sui 27 ettari espropriati al paese ed all'agricoltura non verrà più costruita la Cittadella militare. Nei piani di Provincia Autonoma di Trento e dell'esercito doveva ospitare 1600 militari, costare all'inizio 217 milioni di euroe sostituire tutte le altre opere di Difesa nazionale.
Parte di un patto tra Stato e provincia lo scambio era stato sancito alla pari tra dare ed avere nel 2002, anche se i terreni la provincia avrebbe potuto chiederli gratuitamente in virtù di una legge che sta a fondamento dell'autonomia (DPR n°115 20-1-1973, capo IV art.11). A causa di alcuni fastidiosi ficcanaso, definiti dal'ex ministro La Russa "questioni locali" si sono accesi i riflettori su un progetto fino a quel momento strisciante. Un progetto che per un lato passava come una modifica epocale ma di semplice rango urbanistico nel territorio del comune di Trento, dall'altra riceveva vincoli straordinari di segretezza ed urgenza che nemmeno il Ministero della Difesa aveva applicato (vedi appalti 2004 sito www.difesa.it). Strana contraddizione di trattamenti per un progetto trasparente, un piano complessivo di appalti di 480 milioni di euro, coinvolgendo il nuovo carcere ed opere minori che non ha un atto pubblico di nessun appalto.
Più volte il patto è stato rivisto, è violato a favore dello Stato. Tant’è che nel 2008 si rivede il patto e si dice che a lavori ultimati la PAT avrà un credito di 80 milioni di euro che dona allo Stato in difficoltà. Ma dovevano ancora iniziare lavori della cittadella penitenziale che si sono ultimati con un enorme accrescimento delle spese. Qualche maligno dice che concedeva maggior consenso un carcere dignitoso piuttosto che una enorme cittadella militare che cominciava ad esser malvista dalla popolazione. Nonostante i media più importanti abbiamo ignorato il lavoro di ricerca ed informazione del comitato spontaneo dei cittadini di Mattarello, e nonostante alcuni movimenti antagonisti disturbassero l'opera di informazione, non condividendo l'approccio squisitamente, puramente nonviolento del comitato, si è giunti all'erosione del consenso sul progetto.
La motivazione ultima, che blocca il progetto ad oggi è l'esaurimento dei soldi. Quel gruzzoletto di euro in terreni dismessi, non ancora liberati ma liberabili, dall'esercito è finito. forse perché quel valore era malstimato, come noi denunciavamo nel 2009, quel valore non teneva conto di demolizione, amianto, idrocarburi intrisi nel terreno. Dare in cambio opere gigantesche per quel gruzzolo (finto e privo di fondamento giuridico) ad oggi non è più giustificabile all'opinione pubblica.
Bene, finalmente si rimette in gioco tutto. Dei 2 milioni spesi per il progetto gestito dal genio difesa e pagati da PAT, dei lavori di riporto materiale, dei lavori di bonifica e demolizione, degli espropri montati da 11 (Accordo di programma quadro del 200) a 35 milioni di euro (notizia riportata dal quotidiano Adige e mai smentita); di tutte queste spese chi risponde?
Chi risponde della violazione dell'articolo 10 del Decreto legislativo 152/2006 che prevede un decreto interministeriale per l'esenzione da valutazione impatto ambientale, prima dei lavori e mai, MAI uscito?
Prima di iniziare le spese noi mettevamo in guardia e non venimmo ascoltati, tacciati di esser "tardivi" ora che l'amministrazione provinciale ha speso inutilmente questi soldi chi ne risponde?
Sarebbe auspicabile che la Corte dei Conti intervenisse e verificasse se l'amministrazione provinciale ha davvero agito correttamente o meno. Molte cose lasciano perplessi nello studiare gli atti e dovrebbero essere oggetto di indagini o forse di un libro.
E le verdi vigne che il Comune di Trento aveva preservato per 30 anni come polmone verde tra la città ed il sobborgo, ora che ne sarà? In un periodo di grave crisi abbiamo bisogno di altre grandi opere? Forse l'unica opera necessaria sarebbe stato offrire strumenti di valutazione trasparente, o senso critico e libertà e indipendenza di giudizio in coloro che hanno deciso negli anni, consapevolmente o meno.
Misteriosamente nel 2011 spunta in youtube un video, pagato quasi certamente dalla nostra amministrazione, mostrava l'impotenza del progetto, un elicottero bipala un rendering simile a quello che il comitato aveva predisposto grazie al lavoro di un generoso volontario, rigoroso nelle dimensioni e misure, anzi ancor più imponente. Un quesito rimane ancor oggi aperto e nessuno ha indagato:  come mai questo magnifico video non venne mostrato ai decisori, ne consiglieri provinciali n'è comunali ne circoscrizionali?
Il principato vescovile venne meno in Trentino parecchi anni or sono, ma il Principato Dellaiano che ha fatto di questo progetto il suo baluardo sta sgretolando. Sarebbe ora di rivedere i Conti e non considerarli più nobili intoccabili ma res(cosa)pubblica. Un bene più prezioso di qualche titolo o qualche privilegio di informazione. Ora in molti si lanciano a pro clamorosi difensori della terra anche tra quelli che omertoso mente tacevano e osteggiavano il nostro lavoro di formazione. Speriamo molto in una soluzione intelligente che non sommi allo spreco lo scempio e che faccia prevalere l'utilità pubblica all interesse di pochi affamati di ghiaia e cemento.
Nessuno si permetta di tacciarci di opportunismo elettorale, primo perchè declinato ogni invito alla candidatura, secondo perché coerentemente questi temi li abbiamo pubblicati instancabilmente da quasi cinque anni indipendentemente dalle scadenze elettorali.

Fabrizio Demattè
Membro del comitato spontaneo di cittadini nato a Mattarello e contrario alla costruzione della cittadella militare.

Mattarello : basta Caserme

Notizia dal TG3 regionale: finalmente il Comune annuncia, ha deciso che a causa delle diciamo così ristrettezze economiche le nuove caserme a Mattarello non si faranno più. -
Il giornalista RAI accenna al fatto che l'esercito non è interessato e dà come costo dell'opera un centinaio di milioni di euro.
Il Presidente della Circoscrizione, intervistato, è contento e suggerisce soluzioni alternative.
Avendo fatto parte del comitato di cittadini che si è mobilitato e opposto alla realizzazione delle caserme, aggiungo altre domande a quelle poste ai tempi della “lotta”.
Come mai non è la Provincia a dare l'annuncio essendo stata l'ideatrice del progetto?
Perchè solo un centinaio di milioni di euro se il costo totale dell'opera era arrivato a 217 milioni, ma poi le delibere e gli accordi successivi vennero segretati anche a seguito delle critiche giunte dal comitato di cittadini, dalla raccolta di firme, in calce alla petizione popolare che ha avuto udienza presso la terza commissione nel maggio 2009 e che ha accolto le nostre ragioni?
Ma quanti soldi sono stati già sprecati prima di cedere per la crisi economica anziché per buona amministrazione del pubblico denaro?
Basta citare alcuni esempi: nel 2004 Silvano Grisenti propone l'acquisto di 36 alloggi per i militari alla Edilbeton per circa 11 milioni e mezzo di euro, costo di un alloggio circa 320mila euro - notare siamo nel 2004 (1).
Nel 2010 costruzioni Rossaro si aggiudica l'appalto per alloggi provvisori presso la caserma Pizzolato per quasi un milione di euro.
Altro esempio gli espropri dei terreni, il cui costo nel 2005 era fissato in 28 milioni di euro (2).
Non andiamo a cercare tra le delibere i costi dei “compiti preparatori” o di altri impegni di spesa connessi al progetto perchè è meglio non sapere.
Riporto una frase: “Le parti prendono altresì atto che il sopra citato comma 3 dell’articolo 4 dell’Accordo prevede che, ad avvenuta conclusione di tutti gli interventi, venga eseguita - tra i Ministeri firmatari - una compensazione tra i valori degli immobili di rispettiva competenza ceduti alla Provincia ed i costi dei rispettivi interventi. In tal senso, nel conguaglio finale il Ministero della Difesa dovrà beneficiare di una compensazione a proprio favore, rimanendo comunque escluso da eventuali conguagli a favore della Provincia”.
Leggere con attenzione questa frase, vuol dire comprendere come si gestisce la cosa pubblica, il bene comune, il denaro pubblico, tenendo ben presente che pubblico significa di tutti noi.
Significa che questi soldi sono stati tolti a noi tutti perché tolti alla sanità, oppure al trasporto pubblico, oppure all'istruzione, oppure alle mense scolastiche, oppure al sostegno ai diversamente abili, oppure agli anziani, oppure...
Ma visto che siamo in campagna elettorale qualcuno risponderà mai della mala gestione, della mala amministrazione?
Qualche dirigente verrà rimosso oppure promosso ad altro incarico?
Che sarà della campagna espropriata? Diventerà terra per nuovi e giovani imprenditori agricoli o – come avviene ora - rimarrà in parte in uso agli espropriati?



Concli Marcella

domenica 20 gennaio 2013

Addio caserme, progetto «congelato»

Articolo tratto dal quotidiano 'L'Adige' del 20 Gennaio 2013


articolo di Andrea Tomasi

http://www.ladige.it/articoli/2013/01/20/addio-caserme-progetto-congelato

 L'«operazione caserme» - un'operazione immobiliare a seguito della quale la giunta provinciale ha programmato anche la realizzazione del Not (Nuovo ospedale trentino) in via al Desert, a Trento Sud - starebbe per venire stoppata: un congelamento nei ghiacci perenni della burocrazia statale che mette a rischio la stessa realizzazione della progettata base delle forze armate a Mattarello. La megapermuta milionaria - prevista nell'accordo siglato tra Roma e Trento nel 2002 - rimane valida ma potrebbe essere cristallizzata. Il tutto a seguito di un irrigidimento dei rapporti tra la Provincia autonoma e Roma. Alla base della rottura c'è la  spending review  imposta dal Governo Monti. Come dire: dopo tutti i soldi chiesti al Trentino, ora qui in terra autonoma chiudiamo - almeno in parte - i rubinetti. Primo effetto collaterale era stata la già decisa riduzione dell'area militare di Mattarello. Ma ora si fa strada la riconsegna a Roma (nello specifico al Ministero della difesa) della competenza a realizzare la nuova base. L'accordo nell'accordo prevedeva infatti che la Provincia, in cambio di terreni e immobili dello Stato (il caso che più balza agli occhi è proprio quella della cessione delle caserme e soprattutto dei terreni delle caserme Pezzoli, Chiesa, Bresciani e Pizzolato e dei terreni della caserma Battisti di viale Verona, oltre ad una importante fascia di terreno in Corso Alpini) procedesse ad una serie di edificazioni.

La questione è molto complessa e affonda le radici nel 1996: anno di approvazione della legge numero 662: una normativa con cui si permise la stipulazione di accordi tra lo Stato e le pubbliche amministrazioni locali. Da una parte l'interesse di Roma a liberarsi di un patrimonio immobiliare vecchio e non utilizzato, dall'altra l'interesse degli enti locali (e qui naturalmente parliamo della Provincia autonoma di Trento) ad ottenere questi spazi per programmare edificazioni e servizi. Accordo apparentemente perfetto: ci guadagna lo Stato che si libera di proprietà sottoutilizzate, ci guadagna la Provincia che ci mette sì i soldi, ma ottiene in cambio le aree su cui programmare lo sviluppo urbanistico.
La partita in Trentino è quasi del tutto giocata (si pensi al polo giudiziario, all'area Tosolini sui cui è sorta l'Agenzia delle entrate o alla nuova questura). Il «secondo tempo» (quella delle caserme) rischia di venire interrotto a metà, proprio per l'indisponibilità da parte della Provincia a proseguire il percorso avviato con l'accordo di programma.

L'area delle caserme Pezzoli e Chiesa è stata in parte già spianata per fare spazio al Not (Nuovo ospedale trentino). Ma chi frequenta la zona sa che non tutti gli edifici di militari sono stati abbattuti: restano in piedi quelli della zona nord dell'area Chiesa. L'accordo prevedeva che quella porzione delle caserme venisse trasferita alle Pizzolato (compendio ristrutturato pochi mesi fa dalla Provincia per un costo di 1,2 milioni di euro). A quel punto tutta la «zona Chiesa» sarebbe stata a disposizione della Provincia. Stando al piano, i soldati e le loro attrezzature sarebbero stati collocati alle Pizzolato, in attesa del trasferimento a Mattarello. Il sobborgo di Trento sud avrebbe dovuto ospitare in una struttura moderna le concentrazioni dell'esercito oggi sparse in vari poli cittadini. Costruzione e trasferimento erano previsti entro il 2018 ma, come detto, tutto rischia di venire bloccato a seguito del raffreddamento delle relazioni tra Stato e Provincia. La richiesta (e ottenuta  spending review ) da parte del Governo Monti, avrebbe indotto la giunta provinciale a valutare seriamente l'opzione della riconsegna della competenza in materia di costruzioni militari. E con l'aria che tira nella capitale la realizzazione sarebbe in forte pericolo.

Nell'ipotesi iniziale si prevedeva a Mattarello un intervento di 380 mila metri cubi per una spesa di 217 milioni di euro, ma da tempo si parla di un dimezzamento: un taglio che non può piacere alla controparte, quello Stato (Agenzia delle entrate, Demanio, ministeri degli interni, giustizia, economia e finanze e, in particolare, difesa) che contava di veder realizzato  con tempi e soldi trentini  l'intero nuovo distretto.
A questo punto lo scenario possibile è quello del congelamento della situazione esistente. Situazione che getta dubbi e incertezze in particolare sulla riconversione e il recupero dell'ampia area oggi occupata dalla caserma Battisti, in Clarina.

sabato 14 luglio 2012

Il video insabbiato, scovato su youtube



Scovato per caso nella rete spunta il lavoro di un progettista o di un grafico che ha preparatoa un video sulla costruenda cittadella militare a sud di Trento

Il video mostra una enorme costruzione e si trova al seguente indirizzo, il nuovo link al video? quello originale è stato rimosso chissà perchè



oppure





La cosa strana non è tanto il fatto risaputo che il presidente Lorenzo Dellai e la Giunta provinciale in perfetto accordo con il ministero della Difesa, 
vogliono costruire la cittadella militare anche se i patti stipulati conlo Stato sono:
discutibili, più volte rivisitati, paludosi.

Il fatto strano è che il video pagato con soldi pubblici non sia mai stato mostrato al pubblico. 
Chi può aver pagato un lavoro rendering simile? 
Come mai su ogni parte del progetto in Trentino c'è massimo segreto e tanto da negare il diritto alla trasparenza sugli appalti, 
ma il ministero della Difesa permette che su youtube appaia questo filmato?
Come mai non è mai stato mostrato a nessuno? Come mai è stato nascosto alla popolazione? Forse perchè la popolazione avrebbe potuto 
farsi una opinione indipendente di quanto mastodontica sarà la nuova cittadella militare?
Forse perchè i cittadini vorrebbero chieder conto dei soldi investiti per una siffatta opera in tempo di sacrifici?
Forse perchè è meglio che la popolazione non sappia?
Davvero curioso il rimpallo pubblico tra il Ministero della Difesa e la Giunta provinciale. A vicenda dicono che ora la responsabilità del blocco lavori è dell'altro. 
In pochi, pochissimi in Trentino hanno voluto andare oltre e comprendere il complesso intrigo tra poteri che stà cancellando un' aerea di 27 ettari di pregiata terra agricola 
e stà sperperando più di 217 milioni di euro per creare una supercaserma in Trentino. La più grande opera edile militare italiana dal 2004 ad oggi (www.difesa.itcostruita con i soldi provinciali. 

In tanti fanno spallucce, evidentemente sono in molti a trarre vantaggio da una simile opera.
Ma c'è una parte di popolazione che non vuole quest'opera, forse la maggioranza se tutta la popolazione fosse correttamente informata anche dai mezzi di comunicazione di massa che molto hanno fatto per non scoperchiare questo vaso.

Fabrizio Demattè 

per il Comitato spontaneo 
di cittadini contrari alla 
cittadella militare di Mattarello

sabato 10 dicembre 2011

Lettera pubblicata su l'Adige di mercoledì 7dicembre

Leggo sui quotidiani di questi giorni, articoli che parlano di sacrifici e conseguenti tagli alla spesa sociale, ai servizi, alla cultura, alla scuola ecc., sia a livello nazionale che locale.
Leggo sui quotidiani e sento dai telegiornali, che per risanare un precario bilancio statale, saremo costretti a vendere a”privati” le proprietà demaniali e tanti altri patrimoni pubblici di valore artistico e storico.

Leggo poi sulla stampa locale, ( L’Adige di martedì 22 ottobre, pag. 16) in un trafiletto, la ripresa delle operazioni attorno alle così dette “nuove caserme di Mattarello”, con l'assegnazione (a professionisti esterni) dei soliti compiti preparatori che vengono più volte svolti e ri-svolti per ulteriori 80.000 euro, in quanto, cito testualmente, gli uffici provinciali preposti sono “oberati di lavoro”.

Da quello che capisco, l'intenzione, è quella di proseguire con la realizzazione di tale opera, privando sicuramente il bilancio provinciale di più di 217 milioni di euro (ultimo dato noto del 2007). Ricordo che il comitato spontaneo “caserme di Mattarello, no grazie!”, di cui faccio parte, ha svolto un approfondito lavoro di ricerca in merito. Grazie poi alla presentazione di una petizione popolare abbiamo ottenuto una audizione presso la Terza Commissione Legislativa Provinciale, che vista la validità dei nostri argomenti ha dato luogo ad un interrogazione al Consiglio Provinciale. E’ trascorso ormai più di un anno da quell’interrogazione e quasi due dal momentaneo fermo dei primi lavori preparatori in loco.

Noto però che nonostante la situazione economica attuale, nonostante i sacrifici che ci vengono chiesti, nonostante tutto, si continua impavidi come sul Titanic, barra dritta verso l'abisso. Ricordo però che i passeggeri di prima classe vennero messi in salvo, i morti furono quelli delle classi inferiori (la pòra zènt). Rimaniamo per il momento con le risposte di allora, che l’operazione è ormai obbligata e comunque nel complesso è conveniente dal punto di vista finanziario e che comunque rimane un opportunità di miglioramento urbanistico. Ora non posso scendere nei particolari della nostra ricerca, richiederebbe troppo spazio, ma molte cose sono successe da allora, vedi “l’accordo di Milano”, i recenti pesanti tagli al bilancio provinciale previsti dalla manovra di stabilità, oltre alla insistente messa in discussione delle nostre peculiarità derivanti dallo Statuto di Autonomia.

Credo che il tutto abbia modificato sostanzialmente i rapporti istituzionali con il governo centrale, non scordando che le ultime novità (nuovo governo) potrebbero aprire forse nuovi scenari, dei quali però non possiamo prevederne gli esiti. Invece inviterei tutti, amministratori compresi, a farsi un giro in zona, osservare la ricchezza di un terreno alluvionale, guardare come “capusi, verze, salata, radìcio, pomi e peri” crescono rigogliosi da quella terra. Ricordiamoci che in Trentino di così fertile e comoda da lavorare ce n’è veramente poca (2-3 % dell’intero territorio provinciale). Dopo aver ragionato di finanza, urbanistica e politica penso ancora che l’essenza del problema sia tutta lì: salvaguardare terra e campagna.

Per chi fosse interessato a ripercorrere la questione dal 2007 ad oggi può visitare il blog trentomilitarenograzie.blogspot.com

Tesssadri Franco

giovedì 10 novembre 2011

Analisi del comitato sulla progetto 'Polo Militare' a Mattarello

Venerdì 4 novembre 2011, su iniziativa del CS Bruno si è svolta una serata sul tema del futuro Polo Militare di Mattarello, una questione che da ormai un anno si è arenata sia nella fase progettuale e procedurale, che di conseguenza nella risposta critica del comitato e di tutti coloro che non ne approvavano la costruzione.

La serata è stata aperta da Tessadri Franco il quale ha colto positivamente l'occasione di riprendere a discutere di un argomento che rimane ancora importante, nonostante sia al momento in fase di stallo. Durante la serata sono state presentate due tesi di laurea, la prima di Paolo Perini che ha analizzato l'aspetto politico partendo dall'accordo Stato-Provincia del 2002, riportando tutte le criticità dell'aspetto finanziario studiato a fondo dai componenti del comitato fino al settembre 2010.

Il 30 settembre 2010, infatti è la data dell'ultimo atto ufficiale, che vede una mozione di rivisitazione del progetto, presentata da alcuni consiglieri provinciali su sollecito del comitato, dopo che lo stesso fu sentito dalla terza Commissione Provinciale. La seconda tesi di laurea, presentata da Luca Tomedi riguardava l'aspetto idrografico della zona interessata dalla costruzione delle nuove caserme. Tomedi ha sottolineato, con dati alla mano, come l'ampia cementificazione, pari a quasi 30 ettari, dell'area interessata possa impedire la permeazione delle acque aumentando di conseguenza il rischio idrogeologico della aree circostanti, evidenziando che tale area è storicamente una zona di naturale esondazione del fiume Adige.

Come detto in precedenza, pur rimanendo tutta la procedura momentaneamente sospesa, probabilmente anche per il contingente momento di grave crisi economica, il comitato ritiene di aver percorso ogni strada possibile per rendere pubbliche le criticità a questo progetto, grazie anche all'aiuto di gruppi ed associazioni che lo hanno supportato con molti momenti di incontro e di discussione. Discussioni talvolta accese ma tornate comunque utili ad approfondire la questione e gli aspetti fondanti che la componevano.

L'aspetto ambientale, urbanistico, finanziario, senza mai escludere quello etico riguardante la incomprensibile militarizzazione di un area agricola di pregio, secondo il comitato sproporzionata, rispetto agli attuali usi ed esigenze militari, profondamente mutate per le ragioni che tutti conosciamo dalla fine degli anni ottanta.

di Franco Tessadri